abbuffarsi di dolci

Vincere le abbuffate

Cristina mi racconta “So riconoscere la fame, quella che sento all’ora dei pasti e che mi porta a mangiare cose sane e so distinguerla dalla voglia di mangiare soltanto dolci o schifezze che mi compare quando sono arrabbiata, frustrata o semplicemente annoiata. In questi casi se faccio tanto a cedere al mio desiderio di mangiare poi non riesco più ad impedire che diventi un abbuffata.

fame nervosa

La causa sono le emozioni

Tante persone sono accomunate da simili pensieri e comportamenti, la loro capacità di percepire la pienezza dello stomaco non è sufficiente perché ciò che scatena l’abbuffata, cioè l’assunzione incontrollata di grandi quantità di cibo, è la parte emotiva. Sono infatti emozioni come la rabbia, la tensione, la solitudine, la noia, la frustrazione a portare a non ascoltare assolutamente la nostra parte razionale che dovrebbe intervenire per avvisare che lo stomaco è già sufficientemente pieno.

voglia di dolci per dieta rigida

Le diete rigide

A volte le abbuffate sono la conseguenza di diete rigide, di regole imposte così difficili da seguire che, soprattutto nei perfezionisti, qualsiasi deviazione al piano alimentare viene considerata una catastrofe e nel momento in cui cedono all’impulso di mangiare, subentrano i sensi di colpa. Di solito i sensi di colpa e la rabbia verso se stessi inducono ad imporsi sacrifici estremi per i giorni successivi (tipo “Domani starò a digiuno…”). Questa punizione creerà un circolo vizioso e garantirà un abbuffata peggiore prima della fine della settimana.

Come vincere le abbuffate

La prima cosa da fare è analizzare la catena di eventi che porta ad un abbuffata ed imparare a spezzare l’anello della catena prima ancora che inizi l’abbuffata stessa. La consapevolezza che la chiave delle abbuffate sono i sentimenti, le emozioni e mai la fame sarà la cura per affrontare direttamente il problema ed evitare di seppellirlo nel cibo.

Quando ci si rende conto che l’abbuffata è in vista ci si può chiedere:

“Cosa provo veramente in questo momento? Che nome posso dare all’emozione che sento?

Sono stanca?… Riposo.

Sono arrabbiata?… Mi sfogo con qualcuno.

Sono annoiata?… Trovo qualcosa di interessante da fare”.

“Oltre al cibo cosa mi aiuterà a sentirmi meglio?”.

Esistono anche molle razionali, oltre alle molle emotive di cui ho parlato, quei messaggi che forse da anni creiamo con rassegnazione quasi come fosse una giustificazione: “Sono il tipo che non riesce a resistere al cioccolato”, “Era destino che fossi grassa, lo sono anche i miei genitori”, “Devo per forza tenere una scorta di dolci per gli ospiti”. Questi pensieri possono essere sostituiti dalle riflessioni: “I geni possono causare una predisposizione all’obesità ma non costringono nessuno a essere grasso” e ancora: “Posso comprare i dolci per gli ospiti il giorno stesso e congelare quelli che mi avanzano”.

 

Per concludere: per evitare l’ingestione compulsiva di cibo è necessario chiedersi “Cosa intendo ottenere mangiando?”. Solo attraverso la comprensione di ciò che porta il desiderio di mangiare sarà possibile interrompere il ciclo e controllare la voglia di mangiare anzichè esserne controllati.

 

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