condizionamento

I condizionamenti nelle scelte alimentari

Le scelte alimentari che facciamo tutti i giorni sono soggette a schemi mentali che abbiamo sviluppato nell’arco della vita e che possiamo definire “condizionamenti”. Il condizionamento sul cibo inizia appena veniamo al mondo: il latte tiepido della mamma, bianco e dolce, mentre siamo tra le sue braccia, rappresenta il primo cibo consolatorio. Non c’è da stupirsi se la maggior parte delle persone che elencano i loro cibi preferiti nei momenti di stress nominano proprio quelli bianchi, cremosi, dolci come il gelato, la panna montata, lo zabaione, ma anche la cioccolata calda o una semplice tazza di latte.

Man mano che cresciamo i condizionamenti continuano.

“Se fai il bravo ti compro le caramelle” → il cibo è vissuto come un premio (ho fatto un lungo giro in bici adesso mi merito un buon dolce, ho lavorato tutto il giorno mi merito una pizza farcita bene).

“Finisci quello che hai nel piatto altrimenti non ti alzi da tavola” → Si arriva a non ascoltare lo stomaco per valutare quando abbiamo mangiato abbastanza ma ci si regola in base a porzioni prestabilite.

“Mangia che diventi forte” → Soprattutto nei maschi riuscire a mangiare tanto diventa un segno di virilità e forza.

Chi ha trascorso la propria infanzia in una famiglia difficile, dove i pasti erano spesso momenti spiacevoli, di liti e discussioni, si potrebbe trovare a mangiare molto in fretta per allontanarsi il prima possibile dalla tavola o addirittura piluccare di continuo per non sentire la fame che lo porterebbe a sedersi a tavola.

condizionamento bambino

Auto-condizionamenti

In età adulta possiamo continuare a condizionarci imponendoci regole che non sempre hanno utilità o fondamenti scientifici, a volte nel momento in cui abbiamo deciso di dimagrire: “le proteine fanno bene, i grassi fanno male, anzi no, i grassi fanno bene ma sono i carboidrati che fanno male, posso mangiare un gelato perché ho saltato il pasto, posso mangiare le patatine perché ho fatto attività fisica…”. In pratica si tratta di quella vocina interiore che per un certo periodo ci guida, ci condiziona nelle scelte alimentari e ci allontana dall’ascolto del nostro corpo.

La nostra relazione col cibo è condizionata non solo dalla famiglia di origine ma anche dagli amici che frequentiamo, i costumi locali, la pubblicità, la televisione, i libri e le riviste. Avete mai notato che se un cibo compare in un film o in una pubblicità vi viene voglia di mangiarlo?

I vecchi condizionamenti che continuano a livello inconscio assieme a quelli della nostra vita quotidiana creano un miscuglio di costante sofferenza: mangiamo guidati dall’impulso, senza la libertà di scelta.

Cosa fare?

La chiave è la consapevolezza, cioè rendersi conto di cosa ha fatto attivare quel desiderio, quella avversione verso determinati cibi o quel comportamento sconveniente. Spesso è necessario lavorare con un’altra persona che ci aiuti a scoprire gli schemi mentali che si celano in noi per poterci liberare dagli automatismi. E’ più facile vivere col pilota automatico inserito ma saremo più felici se riusciremo a vedere con chiarezza come i nostri angoli più ciechi influenzano le nostre scelte.

Per aprire uno spiraglio nella prigione dei condizionamenti e fermare un comportamento automatico la cosa più semplice è lasciare passare qualche minuto tra la comparsa del pensiero e l’azione. Ad esempio: sono molto arrabbiata e stanca e penso che solo un dolce, in questo momento, potrà consolarmi, prima di agire mi fermo, sono consapevole che questo è un mio vecchio schema di comportamento, ne conosco l’origine, posso a questo punto scegliere se seguirlo oppure no.

Impariamo a vivere le nostre scelte alimentari con intenzione, sia quando scegliamo un dolce sia quando scegliamo di soddisfarci con la frutta, avremo conquistato una nuova libertà.

consapevolezza felice

 

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